Senza titolo – esterno giorno

Specchi rotti sono le vetrine che ci moltiplicano e ci fanno brulicanti.
Letti di fiumi avvelenati le strade.
Castelli di carte i nostri trucchi in faccia, le maschere, i sorrisi.
Gabbia lassù, il blu dipinto di blu.

Incrocio sguardi e non so cosa cerchino. Mi sembrano urlare.
Eppure è tutto così quieto per la via: anziani pacati, genitori e figli, amici che scherzano e innamorati, tanti innamorati appesi alle loro dita sottili come rami d’autunno.
Forse dormono? Sembrano sonnambuli.
Poi capisco: hanno paura.
Di perdere il lavoro, di perdere l’amore, di perdere il derby.
Di cambiare senza sapere come, di non piacere a quello là, di non trovare parcheggio.
Di accorgersi di aver sbagliato, di non poter rimediare, di dover chiedere scusa.
Di non poterselo permettere, di quel che diranno, di sporcarsi.
Di non sapere cosa dire, di sapere cosa fare, di non farcela.

Paura di sembrare fragili, di avere paura, di contare fino a cento.

Lo urlano i loro occhi. Ma forse sono specchi rotti che riflettono il mio sguardo.

E mari vuoti di pesci e pieni di speranze naufragate; terre depredate in silenzio, che non devono alzare la voce; alberghi pieni di cellulari costosi e scarpe pulite ai piedi di uomini neri; altri uomini neri a pensarci loro, che noi dobbiamo lavorare; ospedali bombardati e ricostruiti da scuse sincere; guerre da elencare come formazioni di squadre calcistiche; piantagioni di morti in cambio di petizioni per difendere il prodotto nazionale; “è inevitabile pagare prezzi alti per il benessere” (e li pagano altri, al costo del loro); piogge torrenziali e colpe da addossare; climi giocattolo telecomandati da aerei con la coda; il progresso ingannatore è stato smascherato, siringhe tossiche disarmate; coltelli armati dal Male alla gola di infedeli: il terrore nero; parole come migliaia coltelli alla gola di sconosciuti inadeguati o indegni, perché colpevoli di farci sentire inadeguati o indegni: la libertà d’espressione.
Come le bandiere inchiodate ad un palo sventolare a favore di vento.
Che importa da dove soffi, dove conduca? Scintillanti e colorate, chi più chi meno, garrire all’unisono.

Farsi belli nelle vetrine ammalianti.
Sguazzare tra mille e mille membra così simili.
Innalzare torri e fossati intorno alle nostre emozioni.
Non guardare in alto, per non vedere le sbarre.