Le cose non dette

UNO

Le finestre aperte sulle strade amplificano voci, raccontano storie che svolazzano nelle orecchie dei passanti. I silenzi si appiattiscono sui muri caldi per il giorno appena spento.
Ti do la mano e tu la tieni al sicuro. Stendiamo le nostre insicurezze sulle ringhiere dei vicoli, facciamo asciugare le paure al caldo della notte. Camminiamo all’unisono, ti prego. Oppure no, mischiamo i passi, diventiamo un esercito, facciamoci forti.
La luna ci osserva senza occhi, la rincorre un’ombra.
Ti vorrei insegnare quel che credo, ti vorrei preservare come un’opera d’arte nel tempo, vorrei attutire i tuoi passi falsi e indicarti i veri. Poi ti guardo e mi accartoccio i pensieri, faccio canestro nel cestino e spero con tutto me stesso di non esultare troppo vistosamente. Forse te ne sei accorta e mi squadri come solo tu, quando capisci che vorrei tenerti sul palmo di una mano per curarmi di te. Non è questo che vuoi.
Che hai paura lo so, che non vorresti anche. Mi fido di me? So lasciarti respirare? Riesco a guardarti in silenzio?
Sono tutti migliori, là fuori: lo diciamo spesso. Ma sono case col giardino curato e stanze disgraziate.
Riesci a credermi quando ti dico che sei bella? Sai vederti speciale? Ti fidi di te?
Continueremo a provarci fino a quando dovrà essere.
Intanto la notte è calda, le voci si intimoriscono fuori dalle finestre, il giorno è lontano e noi qui abbiamo occhi da regalarci e parole da annusarci.

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DUE

Credi che sia facile. Le cose perfette a vedersi sembrano così ovvie, immediate, naturali. Ecco: forse è questo l’aggettivo, naturale. Tu pensi che sia facile, mollare i freni e semplicemente urlare di adrenalina. Allora mi stuzzichi, “ma che sarà mai? Non devi pensarci, fallo e basta, come respirare!” Già, respirare. La vita va, io respiro. Non capisco se davvero non riesci a credermi; a volte pensiamo di aver tutte le risposte e nemmeno ascoltiamo le domande. Respirare, facile come respirare. Provaci tu, a metterti a pensare all’aria che entra e esce e entra e esce e entra… Roba da inciamparsi, prima o poi, in quella regolare danza, restare senza fiato per un attimo perché ci si è messi al posto dello scorrere delle cose. Così è con questo, e tu credi che sia facile, e mi fai montare una rabbia che vorrei prenderti a pugni sul petto… Poi ti vedo che mi scruti, vorresti trarmi in salvo. Ti guardo male ma dentro mi commuovo. Credi che sia facile, e non sai niente. Imparerai, imparerò.
Le luci della sera colano sui marciapiedi, il cielo è ancora azzurro scuro. Il petto si sgonfia, le palpebre tremano socchiuse, il vento fa il vento e io ancora una volta ho vinto una battaglia che non avrei voluto affrontare.