Le scintille

Un fonema è un suono che si emette dalla bocca. La sua caratteristica principale e più bella è questa: lui esiste soltanto perché determina una differenza, e cioè se al posto suo ce ne fosse un altro, non sarebbe la stessa cosa, anzi a volte potrebbe essere proprio tutt’altra. Insomma, se sei un fonema, poco conta la tua voglia di cambiamento, ribellione, rivolta: non puoi semplicemente cercare di essere una copia di qualcun’altro, riuscita bene o male. Una erre moscia, è sempre una erre. Una esse sibilata è sempre una esse.
Esisti perché ti opponi, perché occupi un luogo che è soltanto tuo.
Io me l’immagino, essere un fonema, come rosicchiarsi un cantuccio nelle parole, nel mondo. Che quando poi lo trovi, è il tuo posto; se allora non ci fossi mancherebbero dei pezzi, le parole sarebbero zoppe e gli amanti perderebbero modi di amarsi, gli scusanti non potrebbero spiegarsi, e andrebbe tutto a scatafascio.
Poi dicono che sono tante, le cose che ci sono solo perché si oppongono a qualcos’altro, e pensi che l’opposizione in fondo non è così brutta come potrebbe sembrare a prima vista, se si immagina solo nei palazzi e nelle diatribe incravattate. Perché in fondo dall’attrito nascono le scintille, e un fiammifero non è nulla senza un posticino dove essere strofinato.
E invece quante volte ti senti uniformato, declinazione di un tempo che t’ha voluto così? In fondo tu non sei un fonema, ti dici, “mica è la stessa cosa, io il mio posto lo posso anche costruire senza scintille, senza sbucciature sulle ginocchia o graffi sulle braccia, non ci si deve mica opporre per forza”. Vaglielo a dire a tutte le erre mosce, le esse sibilate, a chi nel costruirsi una casupola tutto intorno per ripararsi dagli urti poi c’è rimasto dentro senza saperne uscire, a chi per evitare accuratamente gli scontri s’è dimenticato dove voleva andare; vaglielo a dire a tutti loro che si può esistere senza fare la differenza e ti diranno “non farci ridere, proprio non hai capito; ma di certo non possiamo insegnarti niente, noialtri… Le cose si comprendono solo in un modo: lo dice la parola: con-prendere, afferrare. Vuoi mica dirci che le cose si possono afferrare senza toccarle?” (sono svegli, eh, questi qua!).
Ci va attrito, a stimolare i nervi, ad accendere le emozioni; a rallentare i cuori e accelerare i respiri, o viceversa. Siamo un alfabeto infinito, perché non cercare di essere irripetibili?