Vento

Svelto il tramonto si allunga sul mondo, quasi si stiracchiasse come si fosse appena svegliato. I colori si dimenticano di fare cena, e stanno a guardare; il cielo è il banchetto sul quale festeggia il sole.

La finestra della stanza è aperta, delle leggere tende ammorbidiscono l’aria. Un’altrettanto sottile brezza le scosta, poi le fa tornare al loro posto, in un gioco che sa delle onde sulla battigia.
Seduta sulla sedia di fianco al letto la ragazza saluta con lo sguardo il signor Sole e il calore della giornata estiva. Nella testa inizia il valzer dei ricordi: i giochi con l’acqua, le corse a perdifiato lungo la strada che costeggia la casa, le mani che toccano cortecce e vestiti svolazzanti che affrescano il caldo secco del sud. Piano sorride, la ragazza. Ora un alito di vento si offre di accompagnarla per quel ballo nel territorio più misterioso e dolce che l’uomo può attraversare; ancora pomeriggi lenti, nei quali ella si muoveva con sicurezza tra stradine e signori anziani seduti davanti ai portoni, e poi profumi, profumi, profumi. Gli occhi si sono chiusi, per non lasciar scappare neanche un dettaglio, non un gatto che lesto attraversa la strada, neanche il più piccolo fiore al balcone di una casa. Tutto lì dentro: un mondo, una vita, infinità finita.
Poi, soddisfatte, le palpebre si arrendono al presente: il sole ormai non è più, i colori della sera si appendono al cielo. Si guarda una mano, la ragazza. Conta le rughe.
Perde presto il conto, però, incuriosita di quanto la vita abbia in un soffio scritto sul suo corpo. Una lacrima birichina precipita sulla sua guancia fino a mischiarsi a un inaspettato sorriso, o -forse- a farlo fiorire come gli acquazzoni di giugno. Il passato spesso si intrufola dentro un istante disattento, scombussola il presente, e la ragazza, la donna, la bambina, insieme a tutto ciò che le si nasconde dietro gli occhi, tra il cuore e lo stomaco, guarda il letto dove dorme da sola, scaldata dal ricordo dell’uomo che così tanto ha amato.
(dal vecchio blog)